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Rilancio: il futuro è lo smart working. Ma occhio all’inquinamento indoor!

Airyx filtri smart working per depuratori aria in fase 2 e rilancio

Parola d’ordine “rilancio”. Sono milioni gli italiani che si stanno rimettendo in moto dopo quasi tre mesi trascorsi fra le mura domestiche in regime di lockdown. Eppure la permanenza prolungata in ambienti confinati non è un fenomeno straordinario: il Rapporto ISTISAN 13/39 dell’Istituto nazionale di Sanità certifica infatti che, anche nei periodi precedenti alla pandemia, di media gli italiani trascorrono il 90% del tempo indoor. Ma l’aria nelle nostre case o nei nostri uffici è davvero sicura?

Virus, batteri e composti nocivi: il parere dell’esperto

Non solo virus, ma anche muffe, batteri e composti nocivi: negli ambienti chiusi possono essere innumerevoli le minacce per la salute. Si stima infatti che l’aria nelle abitazioni o negli uffici sia fino a cinque volte più inquinata dell’esterno. «A prescindere dal coronavirus avere un’aria pulita indoor riduce il rischio di patologie dovute a contaminanti che portiamo da fuori o produciamo noi stessi» ha dichiarato Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale, in una recente intervista al Sole24Ore.

Inquinamento indoor: gli impatti sulla salute

Asma bronchiale, infezioni acute delle vie aeree, allergie, sono solo alcune delle patologie legate agli inquinanti che si nascondono tra le quattro mura, una vasta gamma di agenti biologici e chimici che respiriamo quotidianamente: dagli ftalati nelle vernici ai COV, come fenoli o alcoli, presenti negli spray o nei detersivi; dalla formaldeide negli smalti al particolato dalle stampanti, fino agli impianti di condizionamento, che possono diventare dei veri e propri ricettacoli di legionella. E ancora, acidi, radon, ossidi d’azoto. Il Ministero della Salute stima che l’inquinamento indoor abbia impatti sulla salute e sull’assistenza medica con un costo complessivo annuale che si aggira attorno ai 230 milioni di euro solo per l’Italia. Proprio per questo, già nel 2010 l’Istituto nazionale di Sanità ha istituito il Gruppo di studio nazionale inquinamento indoor.

Il futuro si chiama “smart working”

I dati ci dicono che in futuro, anche a emergenza Covid-19 rientrata, saranno comunque centinaia di migliaia i professionisti che decideranno di protrarre – saltuariamente o meno – il regime di telelavoro. Un sondaggio dell’Agenzia Dire attesta che l’87% di smart workers vorrebbe incentivare la possibilità di svolgerlo anche post-coronavirus e, in linea di massima, 8 persone su 10 dichiarano di non subire forme di disagio o malessere psicologico a causa di questa attività. Numerosi anche gli studi che rivelano che il “lavoro agile” renderebbe non solo più produttivi, ma anche più sereni e soddisfatti. Un trend in crescita già da anni: nel 2019, infatti, l’Osservatorio sullo smart working, ha registrato un incremento del 20% rispetto al 2018, con più di mezzo milione di lavoratori da remoto, il 140% in più rispetto al decennio precedente (fonte: Global Workplace Analytics). Ecco perché è e sarà sempre più fondamentale mantenere la salubrità dell’aria, sia tra le mura domestiche, sia negli uffici.

Smart è green!

Ridurre gli spostamenti ci permette di risparmiare tempo ma, non meno importante, ci fa inquinare meno! In media i chilometri non percorsi sono circa una sessantina a lavoratore: ovvero più di 2000 all’anno con un risparmio di CO2 immessa nell’aria di quasi 300 chili, per il cui assorbimento sarebbero necessari più di 3000 alberi. Inoltre, il “lavoro agile” migliorerebbe anche la produttività e la qualità della vita. Una sperimentazione condotta da Regione Lombardia ha certificato che il tempo risparmiato sul tragitto casa-lavoro e ritorno ammonti intorno alle 45 ore annue per smart worker, tempo reinvestito per il 69% nella famiglia, nel tempo libero e nello sport, per il restante 31% nel lavoro.

I consigli per mantenere una buona qualità dell’aria indoor

«È sempre importante avere un buon ricambio d’aria in casa. Oggi c’è il coronavirus ma il virus dell’influenza c’è sempre – prosegue Miani – . Tenere l’aria pulita evita il più possibile l’insorgenza di patologie di tipo respiratorio che rendono più facile l’aggressione da parte di agenti patogeni». Possono bastare pochi, semplici accorgimenti per mantenere un ambiente salubre: primo fra tutti, il ricambio periodico dell’aria, aprendo le finestre per 5 minuti almeno 4 o 5 volte al giorno, prediligendo le ore più calde. Finestre rigorosamente aperte anche durante le pulizie, non impiegando quantità eccessive di detergenti ed evitando la permanenza durante l’asciugatura dei prodotti. I contenitori di saponi ed igienizzanti, poi, andrebbero conservati in luoghi aperti, come balconi o terrazze, per evitare esalazioni. Ultimo, categorico imperativo: il divieto assoluto di fumare!

Nuove tecnologie per la filtrazione e depurazione dell’aria

Dal ricambio periodico dei filtri per gli impianti di condizionamento alla sostituzione dei pannelli con carboni attivi per le cappe delle cucine, fino all’impiego di vere e proprie unità filtranti per la depurazione dell’aria, sono numerose le innovazioni tecnologiche che consentono la mitigazione degli inquinanti indoor e che permettono di mantenere una concentrazione di agenti potenzialmente nocivi sempre al di sotto dei livelli di guardia, rendendo così il tempo trascorso tra la quattro mura, siano esse domestiche, siano le pareti dei nostri uffici, più sano e sereno.

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